Test Ruote KUROSHIRO ENSO 685: prime impressioni

Abbiamo dato una coppia di ruote montate con la V6 dei nuovi cerchi Kuroshiro ENSO685 in carbonio a Marco Nicoletti per un test sul campo ecco le sue prime impressioni di uso con la Salsa Mukluk.

Le ruote sono montate su mozzi Salsa e gommate Surly Knard/Nate tubeless con rotori Braking da 160mm.

Parliamo di pesi.

Il risparmio di peso è molto importante ma non è l’unica caratteristica di questi cerchi. La precisione di guida e la reattività allo sterzo infatti migliorano moltissimo come potrete vedere dalle note più avanti.

Per fare un confronto di peso con un cerchio di larghezza comparabile (Rolling Darryl da 82 mm) con sistema tradizionale a camera d’aria il risparmio con set di ruote Enso 685 tubeless supera i 1.500 grammi!

Con queste ruote il peso della bike torna ad essere interessante: 11.150gr senza pedali!

-La prima prova, empirica, è stata fatta per testare la tenuta dei talloni sul cerchio: sgonfiando la copertura a circa 0.2 bar e provando a spingere con forza con le dite sui talloni della copertura cercando di farla tallonare non succede nulla! Non un sibilo d’aria, non un minimo spostamento del copertone rispetto al cerchio. Questo piccolo test da fiducia per la prova reale sul campo.

-test di tenuta della pressione. Come da specifiche tecniche, questi cerchi non necessitano di nastro per sigillare i fori dei nipples. Scettico e dubbioso ho gonfiato le gomme a 1 bar e ho lasciato la bici in officina senza usarla per 24 ore prima di misurare la pressione nuovamente: tutto perfetto, pressione identica alla sera prima!

SUL CAMPO

gonfiato a 0.8 di pressione, prima parte del percorso (trasferimento) su asfalto. La bici scorre benissimo. Scompare quasi del tutto la pigrizia e l’inerzia delle ruote grasse e noto che a beneficiarne è soprattutto la leggerezza di sterzo. La bici diventa più agile e precisa agli input sul manubrio, da realmente idea di essere (quasi) precisa come una mtb tradizionale.

-Giunto sullo sterrato mantengo la medesima pressione e affronto qualche ripido strappo sterrato: di nuovo ottima la accelerazione, la leggerezza dell’insieme, unito alla maggior rigidità delle ruote, permette di rilanciare il mezzo senza grosse difficoltà. Ho come l’impressione di risparmiare un pignone della cassetta, il peso in meno è sempre sulle masse in rotazione, quindi le sensazioni erano prevedibili, ma la risposta precisa e diretta allo sterzo mi ha stupito!

-sempre a pressione di 0.8 bar affronto 5 km di strada sterrata pianeggiante. La bici mantiene bene la velocità e smettendo di pedalare perde meno velocità rispetto alle ruote “invernali”. Non noto molta differenza rispetto alle mie solite ruote “estive” se non nei momenti in cui mi alzo in piedi sui pedali: con le ENSO685 la bici è nettamente più rigida, e la pedalata fuori sella è più efficace. Si perde qualcosina in comfort, compensabile con una minore pressione, ma poi si perde in scorrevolezza… va trovato il compromesso ideale. Lo troverò pedalando con 0,6 al posteriore e 0.45 all’anteriore.

-affronto una lunga salita sterrata a tornanti. Di nuovo l’impressione iniziale: faccio meno fatica e utilizzo uno-due pignoni in meno per affrontare il tratto. Trovo tratti di neve con crosta portante, ci pedalo sopra ma la pressione è troppo elevata per la neve. Non sgonfio e continuo a pedalare sulla parte pulita della strada. Quasi in cima trovo solo neve…

-nella prima parte porto la pressione a 0.4 post. E 0.3 ant. E pedalo dolcemente sulla crosta. La bici galleggia bene, anche se i cerchi da 100mm gommati con coperture da 4,7 mi permetterebbero di fare meno fatica e di affondare meno.

Quando la neve si fa troppo soffice e non porta più, sono obbligato a spingere. Altra soperesa! Spingere la bici alleggerita è più semplice (non piacevole, questo mai, ma più semplice) nei tratti in cui si deve sollevare la bike e farla “galleggiare” sul manto nevoso la fatica necessaria è, ovviamente minore. Nulla da aggiungere per i restanti 3 km del giro di test… camminando nella neve e spingendo la bicicletta le ruote in carbonio non danno vantaggi evidenti!

-discesa. Parto per uno dei single track che meglio conosco. Il terreno nella parte iniziale è scorrevole in terra molto compatta per poi diventare pietroso e sconnesso. Per tutto il tragitto sono presenti moltissimi tornanti piuttosto stretti, alcuni che obbligano ad affrontarli con dei nose press.

A pressione “media” di 0.4 post e 0.3 ant. parto deciso e affronto il primo tratto. I tornantini più larghi si affrontano in totale sicurezza,  e la precisione di guida qui è enfatizzata al massimo: la bike risulta molto precisa e la traiettoria impostata viene mantenuta con molta più facilità. Le canalette di scolo dell’acqua in pietra vanno saltate per evitare pizzicature, e i bunny hop, con tutti questi kg di meno, sono più semplici da fare. In alcuni tratti trovo della neve e la affronto senza problemi. È abbastanza compatta per  galleggiare e mantenere una buona sicurezza.

Sono curioso di vedere se le gomme hanno una buona tenuta in curva, se non stallonano. Scendo ancora di pressione, al di sotto del limite conosciuto, e porto l’anteriore a 0.25bar. affronto con cautela le rocce più grosse, per non fare danni ai cerchi, e provo a forzare la mano nei nose-press che sono costretto a fare nei tornanti più stretti. Nulla, non sfiatano e i talloni delle gomme stanno al loro posto.

Proseguo con questa pressione assurdamente bassa quando sento un paio di “clonk” che mi avvisano di non esagerare; le pietre più grosse affrontate a velocità troppo elevata mandano “a pacco” la gomma e il cerchio, per un paio di volte, sbatte sui sassi. Un brivido mi percorre la schiena pensando al costo dei cerchi che sto torturando, e spero di non aver fatto danni, ma non controllo e proseguo con un po’ più di attenzione. La bici rimane molto guidabile e l’effetto di deriva (tendenza ad andare dritta in curva) è molto meno marcato rispetto alle ruote in alluminio. Ovviamente per dei single track sono decisamente troppo basso di pressione e torno ai miei 0.4-0.6 di pressione per godermi l’ultimo tratto di percorso. In fondo, nei prati in ombra, di nuovo lingue di neve compatta. Le affronto dapprima con cautela, non conoscendone la consistenza, ma quando vedo che la crosta superficiale è bella dura mollo i freni e lascio correre la beargrease che galleggia alla grande e non lascia quasi segni sul manto nevoso.

-ripercorro i 5km di piano senza rigonfiare le gomme: ovviamente è un po’ più lenta e pastosa rispetto all’andata, ma tutto sommato si pedala benone. Ultimo tratto pietroso e tecnico a riconferma della precisione di guida…

Rientro a casa dopo un trentina di km e 900m di dislivello positivo con delle prime ottime impressioni. Controllo di non aver danneggiato nulla: nessuna sbeccatura, nessun danno, le ruote sono ancora belle dritte e centrate!

L’impressione più marcata è la precisione di guida quasi chirurgica, quasi da mtb tradizionale e, altro punto interessante, è l’impressione di poter mantenere una pressione più bassa del solito senza perdere troppo in scorrevolezza.

Il prossimo test lo farò esclusivamente su neve (ormai primaverile) per capire se la dimensione di 85 mm possa effettivamente essere un ottimo compromesso tra l’uso nei trail (dove in genere uso i 65mm) e la neve (dove in genere uso i 100mm).